Molti quaderni riempiti, tanti fogli sfusi, un mazzo di chiavi per una casa che usavo per i miei porci comodi, un paio di mutandine di un sedere che adesso non potrebbe più esservi contenuto, una videocassetta porno dal titolo ridicolo, sei lettere scritte da altrettante ragazze che mi imputano gli stessi difetti, un biglietto di un concerto, un piffero di legno, ritagli di giornali su Kubrick che muore, su Perec che pubblica un romanzo senza la e, su Nannini che gioca a calcio. Quattro albi di fotografie, un appunto con due epigrammi, e un'immagine disattesa che mi ha turbato.
Su una fotocopia stropicciata ho poi ritrovato l'enigma che secondo la leggenda causò la morte di Omero. Il poeta stava in riva al mare ad ascoltare il rumore delle onde quando un gruppo di giovani che tornava dalla pesca lo salutò. Dunque chiese loro che cosa avessero preso e quelli risposero così: quanto abbiamo preso l'abbiamo lasciato, quanto non abbiamo preso lo portiamo. Omero non capì, trascorse giorni a interpretarlo invano, infine morì disperato. La risposta era pidocchi. La cultura gabbata dai parassiti. Tristezza passata, tristezza presente.



